Dal 13 marzo al 30 aprile 2009
Comunicato Testo Critico Opere
Venti opere a tecnica mista di Francesco Balsamo, con una mostra che prende il titolo da un verso di Josif Brodskij. L’ultima produzione dell’artista catanese segna il passaggio a una nuova fase di ricerca, dove l’inquieta quotidianità di interni borghesi, che ha fin qui caratterizzato la sua opera, lascia spazio alla figura umana, accortamente manipolata e trasfigurata. Sono i versi di Josif Brodskij a dare il titolo alla mostra di Francesco Balsamo, dal 13 marzo al 30 aprile 2009: “Da nessun luogo con affetto, addì martembre, caro egregia diletta, ma non importa chi, perché i tratti del volto, a dire il vero, non li ricordo più”.Ma non è un caso che sia la poesia a ispirare l’opera figurativa dell’artista catanese, poeta egli stesso e già vincitore del Premio Montale e del Premio Sandro Penna. Balsamo sembra frugare la vita, o meglio il vissuto, attraverso una speciale lente che manipola e confonde lo sguardo dello spettatore: la sua opera sembra prendere le mosse dalle vecchie fotografie, legate alla quotidianità senza la mediazione di altra visione poetica. Ma l’illusione dell’esattezza fotografica dura un attimo, il tempo di cogliere in un vecchio ritratto di famiglia, di per sé non certo eversivo, presenze incongrue e irrisolte, capaci di sparigliare le carte di chi osserva. È qui che interviene il prodigio dell’artista, che scolora e trasfigura la scena per poi riconsegnarla in un ordine alterato e spiazzante, percorso da trame sotterranee impercettibili a prima vista. Le opere, realizzate con tecniche miste e pastelli, segnano il passaggio dell’artista catanese a una nuova fase di ricerca. La quotidianità “straniata” di interni borghesi che ha caratterizzato la prima produzione di Balsamo - dove anomalie e piccoli accadimenti introducevano un’inquietudine e un fascino simbolista, ma dove non c’era spazio per la figura umana, sostituita semmai da animali selvatici, insetti abnormi, scheletri, fantocci - lascia adesso il posto centrale all’uomo. Anzi agli individui, a persone dotate di una propria identità, sebbene ormai alterata e manipolata dal tempo e dalla memoria.«Prima — ha scritto Giuffrè nel testo critico che introduce il catalogo - c’erano in sua vece personaggi inquietanti; ora non c’è altri che lei. (...) È questa una ripresa della figura umana, o non piuttosto il ribadirne l’invincibile precarietà, l’esserci senza esserci, memoria all’orlo della dissoluzione? (...) c’è una sorta di crescendo, o meglio di progressivo distacco dal primitivo mondo di complesse malinconie verso un’attualità drammatica direttamente affrontata. Il risvolto allarmato, si direbbe l’attesa di un evento sorprendente o tragico, è annidato da sempre nel suo lavoro. (...)». Al catalogo, curato da Giulia Collina, si affianca un’edizione numerata di 50 copie accompagnate da una litografia acquerellata a colori e firmata dall’artista.